martedì 25 dicembre 2018

PEDAGOGIA:
                                  LE UNIVERSITAS 



L'università, nel Medioevo europeo, nasce sia come universitas, ovvero come collettività solidale di maestri e allievi, sia come universitas studiorum, ovvero come un insieme organico di discipline di studio, tutte aventi come culmine gli studi di teologia.
Nel periodo compreso tra i secoli XI e XII, maestri e studiosi, muniti del titolo abilitante di “libertas ubique docendi”, si spostano fra le città del Continente e, soprattutto, convergono verso le Città nelle quali vi sono i più rinomati studia: Salerno per la Medicina, Bologna per il Diritto e Parigi per la Teologia. Tale inedita situazione di circolazione di intellettuali e di idee, assieme al singolare status di protezione che il Papa e i Re garantivano alle universitates, ovvero come già detto alle comunità, di docenti e studenti, produsse un fermento intellettuale mai prima registrato in Europa.
Tale fermento intellettuale poggiava su una concezione teologica dell'esistenza, sistematizzata proprio nell'Università di Parigi da insigni studiosi e maestri come Alberto Magno (1206-1280) e il suo discepolo Tommaso d'Aquino (1225-1274). In base a tale concezione teologica, l'uomo deve sforzarsi, con il suo intelletto creato a immagine e somiglianza di quello divino, di comprendere la ratio che Dio ha utilizzato nell'opera creatrice. Questo impegno nella comprensione del piano divino rappresenta la sostanza degli studi universitari nell'Europa medievale. Non solo. Anche il mondo islamico, grazie al quale, tramite la mediazione degli studiosi del Califfato di Cordova, proprio Tommaso aveva recepito numerosi testi aristotelici, aveva una concezione molto simile (D'Ancona, 2005). Tale sfondo intellettuale, insomma, aveva consentito un'ampia circolazione di saperi e conoscenze nell'ambito dell'intero spazio del Mediterraneo.
Non è un caso, a tal proposito, che alcune delle più importanti e prestigiose Facoltà, come quella di Medicina di Salerno e quella di Diritto di Bologna, siano sorte a partire dal principio religioso di tutela delle basilari esigenze di salute personale e sociale dei soggetti.
Non è un caso, ancora, che le Istituzioni promotrici delle Università si preoccupassero del fatto che sia i docenti sia gli studenti non avessero difficoltà in merito al vitto, all'alloggio e alla gratuità nell'accesso alle risorse bibliotecarie indispensabili allo svolgimento delle attività di studio.



Le universitates, insomma, erano organizzate alla maniera di cittadelle del sapere. Al loro interno, docenti e studenti coltivavano i propri studi in un ambiente che favoriva lo scambio di idee e la condivisione dell'esistenza in uno spirito di amicizia e convivialità. Ciò non significa che le cittadelle del sapere somigliassero a delle res publicae ideali. Soltanto, è bene sottolineare come i saperi fossero coltivati nell'ambito di relazioni formative a partire dalle quali gli allievi crescevano all'ombra dei maestri. Al di fuori di tali relazioni, non sarebbe possibile comprendere appieno la stessa natura di tali istituzioni.
È vero, infatti, che la compagnia dei maestri e degli allievi doveva essere funzionale alla comune ricerca, mediante l'utilizzo delle facoltà dell'intelletto, di quella verità che la fede religiosa dava sì, per certa, ma di cui offriva, nei testi sacri, solo sintetiche spiegazioni razionali. Ecco perché tali spiegazioni necessitavano di essere approfondite ed indagate in una sede degna. Ma, sebbene gli studi costituivano la ragion d’essere delle università, era pur sempre la compagnia, in quanto sodalizio umano e intellettuale, che accomunava maestri e allievi nell’applicazione, sebbene con diversi gradi di competenza, a tali studi. Così Leo Moulin:

domenica 9 dicembre 2018

Teoria di Bruner dello sviluppo cognitivo


}Come Piaget, Bruner ritiene che i bambini hanno una capacità innata che li aiuta a rendere il senso del lavoro di sviluppo e che le abilità cognitive si sviluppano attraverso l'interazione attiva.}A differenza di Piaget, Bruner sosteneva che fattori sociali, particolarmente il linguaggio, erano importanti per la crescita cognitiva. Questi sostengono il concetto di ‘scaffolding’.}Bruner guardò anche come la conoscenza è rappresentata e organizzata attraverso diverse modalità di rappresentazione.


Jerome Bruner  è uno dei più importanti e noti psicologi contemporanei , con la sua attività di ricerca ha contributo agli sviluppi della psicologia dell’educazione e della didattica. Nato a New York il 1° ottobre 1915,  ha conseguito il B.A. alla Duke University (1937), ed il dottorato alla Harvard University (1941) dove è stato professore di psicologia e dal 1960 al 1972 ha diretto il Center of Cognitive Studies. Dal 1972 al 1980 ha insegnato psicologia sperimentale alla Oxford University ed è attualmente professore alla New York University e professore emerito presso la New York University School of Law. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti e lauree honoris causa in università di tutto il mondo.
La sua ricerca muove dagli studi giovanili sul funzionalismo percettivo al cognitivismo degli anni ’60 fino ai più recenti interessi in ambito costruttivistico ed ermeneutico. Grande influenza hanno esercitato su di lui Piaget e Vigotskij, quest’ultimo specialmente per il concetto di cultura e il suo carattere protesico, per il concetto di zona di sviluppo prossimale e per il ruolo del linguaggio nello sviluppo del pensiero.
I primi studi di Bruner vennero condotti sulle conseguenze del dopoguerra nella psicologia sociale e successivamente sul processo percettivo e sull’influenza dei fattori sociali.
In opposizione ai comportamentisti, diede inizio ad un nuovo indirizzo di ricerche chiamato “New look on perception” che sosteneva, tra l’altro, la continuità tra l’attività percettiva e quella concettuale, studi che lo portarono ad apprezzare le idee di Maria Montessori sul valore del materiale strutturato per lo sviluppo logico.
Nel 1959,  un anno decisivo per i problemi educativi, pedagogici e scolastici, Bruner fu chiamato a coordinare un gruppo di studiosi alla Conferenza sull’Educazione di Woods Hole dove si progettarono nuove teorie dell’istruzione e modalità per migliorare i programmi scolastici e i metodi didattici statunitensi. I risultati di tali studi vennero raccolti nel volume “The process of Education” (1960).
Negli anni ’60 gli studi di Bruner sui processi di insegnamento-apprendimento, sui programmi e i curricoli scolastici, sui modi e gli strumenti dell’insegnamento ebbero una notevole diffusione in tutto il mondo e furono punto di riferimento per la revisione dei programmi di studio e dei metodi di insegnamento. Tali studi vennero raccolti nei volumi “Toward a Theory of Instruction” (1966),  “On Knowing. Essays for the Left Hand” (1962), “Studies in Cognitive Growth” (1966).
Nell’analisi dei processi di apprendimento Bruner è partito dalle ricerche di Piaget per poi svilupparle sottolineando l’influenza dei fattori socio-culturali rispetto a quelli genetici. Per lui una teoria dell’istruzione doveva indicare le esperienze più efficaci per promuovere l’apprendimento e  specificare inoltre come va strutturato un complesso di conoscenze affinché sia effettivamente compreso dal discente. Le discipline vengono infatti concepite da Bruner come un insieme organizzato e coerente di conoscenze e non come semplice insieme di nozioni. In questa prima fase di studi connessi ad una visione cognitivista, propone quindi, tra l’altro, i concetti di struttura e di curriculum a spirale. Essendo possibile evidenziare le operazioni mentali funzionali alla crescita intellettuale (categorizzazione, concettualizzazione, messa in atto di strategie per la soluzione di problemi, ricerca di significato) ed essendo ogni corpus disciplinare caratterizzato da una struttura profonda (proposizioni generative e principi organizzativi) è sul piano di tali strutture logiche e psicologiche che deve avvenire l’incontro tra discente e scienza, e non sui contenuti specifici delle discipline. Il movimento a spirale che parte da un approccio intuitivo alla conoscenza per proseguire con ciclici approfondimenti e successivi ritorni e iterazioni, permette di comprendere le idee di base connesse alle varie discipline e permette di insegnare qualsiasi problematica a chiunque in ogni età, purché si adegui il materiale da insegnare alla modalità di rappresentazione della realtà di chi apprende. Questo significa che le stesse strutture di contenuto debbono essere mediate da processi pedagogici di tipo operativo, visivo e simbolico. Ciò permetterà di definire tre modalità di rappresentazione: attiva, iconica e simbolica.
Gli studi di Bruner considerarono in seguito l’impatto della povertà, del razzismo e dell’emarginazione sulla vita mentale e sullo sviluppo dei bambini, e si orientarono quindi sull’influenza della cultura sul modo in cui i bambini apprendono. In particolare il linguaggio verbale, prodotto culturale per eccellenza, è strettamente connesso allo sviluppo intellettuale, contraddistingue e addirittura “marca”  lo sviluppo del bambino secondo la cultura di cui è espressione (“Children’s Talk: Learning to Use Language”, 1983).
Con tali studi Bruner prospetta una nuova idea della mente e del suo sviluppo in quanto è nella vita sociale e culturale delle persone e nei loro tentativi di costruire percezioni e resoconti dell’esperienza socialmente condivisibili che sono da ricercarsi le proprietà distintive della vita psichica.
La cultura, col suo carattere protesico, è fondamentale perché permette di trasmettere ed ampliare la conoscenza tra le diverse generazioni attraverso numerosi dispositivi, amplificatori della capacità motoria, comunicativa e cognitiva.
Negli anni ’80 e ’90 Bruner è diventato quindi fautore di una concezione costruttivistico-culturalista anche grazie alle influenze del mondo dell’epistmologia, in particolare di Goodman, e delle riletture di Vigotskij.
Nella svolta culturalista si evidenziano come elementi fondamentali l’intenzionalità e l’intersoggettività per la negoziazione del significato nei diversi ambiti di vita. Il lavoro di Bruner approfondisce infatti gli aspetti della memoria autobiografica e del pensiero narrativo. Secondo lo studioso esistono due tipi di pensiero, quello paradigmatico, tipico della verità scientifica e quello narrativo, basato sul criterio della verosimiglianza e che presenta le caratteristiche del racconto, tramite il quale è possibile ricondurre a unitarietà e dare senso alle vicende personali . È grazie ai racconti messi a disposizione dalla cultura che si apprende e si arricchisce l’esperienza. La narrazione è quindi la modalità conoscitiva per eccellenza perché non è solo ricostruzione a posteriori dell’esperienza ma fornisce a questa il suo tessuto, ovvero i format e gli schemi dell’esperienza stessa ed è quindi fondamentale per l’atto della costruzione di significato. I risultati di queste ricerche sono raccolti nei volumi “Actual Minds, Possible Worlds” (1986), “Acts of meaning” (1990), “The culture of education” (1996).
Dalla fine degli anni ’90 Bruner si occupa di ricerche inerenti la narrazione e il diritto segnalando come il tessuto culturale cambi anche in relazione ai modi di raccontare i casi giudiziari. La letteratura e la diversa sensibilità narrativa che produce, influenzano sia il modo di raccontare i casi giudiziari da parte degli avvocati sia il modo in cui questi vengono inquadrati in categorie giuridiche da parte dei giudici (“Making stories: Law, literature, life” 2002).


domenica 18 novembre 2018

UMANISTI ITALIANI ED EUROPEI-pedagogia 





Le convinzioni su cui si fondava la cultura umanistica e che rinnovavano il modo di intendere l’uomo e il mondo, promuovevano un’idea di natura che da un lato valorizza il modo empirico e dall’altro spingeva a praticare le arti occulte, concepite come strumenti d’indagine della realtà nelle sue componenti immateriali. La cultura medievale aveva come base la difesa della tradizione, in particolare religiosa, quella umanistica era invece aperta alla ricerca della verità ad ogni costo. Anche in politica prende piede il “realismo” che sgancia il governo dalla riflessione filosofica e toglie l’autorità di conferire il potere da Dio al Principe, considerato come colui in grado di conquistarlo e mantenerlo ad ogni costo.
In conformità a tali condizioni mutava completamente il modo di concepire l’educazione dei giovani e la funzione sociale dell’istruzione, e l’organizzazione didattica della scuola, stava nascendo la moderna concezione di pedagogia, istruzione e scuola. In passato, infatti, più che di educazione era corretto parlare di “agire educativo” poiché non vi era codificazione del sapere quanto piuttosto del fare acquisire ideali e consuetudini per formare il “buon cristiano” come in Agostino e il “cittadino” per Platone.

Nella scuola vi furono grandi cambiamenti che portarono la diffusione della stessa, prima nei ceti agiati e poi a mano a mano interessarono fasce sempre più ampie della popolazione. Fra i secoli XIII e XIV nacquero le prime università a Parigi, Bologna e Padova, aumentò il numero di scuole e i comuni cominciarono a trasferirne il controllo dal clero ai laici, seppur mantenendo le stesse prassi educative. Vi fu quella che lo storico inglese Lawrence Stone definì come “rivoluzione educativa”. I fattori che portarono a questa furono alcuni di carattere culturale e politico, altri dovuti a scoperte tecnologiche.

L’umanesimo educativo
Il primo fattore è determinato dal sorgere delle prime realizzazioni educative dell’Umanesimo, inizialmente in Italia, con Leon Battista Alberti, Guarino Guarini, Vittorino da Feltre, e in Europa con Erasmo da Rotterdam, Tommaso Moro, Lutero. L’educazione umanistica incentrata sugli studia humanitatis, comprendeva lo studio delle lingue e letterature antiche ed erano considerate un sussidio indispensabile per formare un uomo nel quale il sapere e la capacità di stare armonicamente nel proprio ambiente sociale erano aspetti della stessa realtà armonica.  A essi si abbinava, grazie al contatto con il nord dell’Europa, un cristianesimo libero da corruzioni e superstizioni.
Si passo da un sistema incentrato sulle grandi università attorno alle quali orbitavano scuole in un complesso scoordinato a uno fondato su collegi con internato. A ciò contribuirono i convitti umanistico-rinascimentali gestiti dai Gesuiti e da alcuni intellettuali che accoglievano giovani allievi di cui si prendevano cura. Una prima esperienza fu quella del padovano Gasparre Barzizza (1359-1431) che aprì un convitto privato, cui poi s’ispirò Guarino Guarini (1374-1460), letterato di Verona. Ma l’esperienza più riuscita fu quella di Vittorino da Feltre (1376-1446) che accoglieva nella sua scuola coloro che riteneva meritevoli, senza distinzioni di ceto. La casa “Zoiosa” (giocosa) si distingueva per la sua atmosfera più che per il culto delle arti, in perfetto stile umanistico e rinascimentale.
La ricerca di un metodo didattico efficace
Tra il quattrocento e il cinquecento aumentò il numero di precettori assoldati nelle corti principesche e si venne nello stesso tempo a porre la questione del metodo d’insegnamento, soprattutto nel nord dell’Europa. Era necessario un modello di scuola del definito e facilmente riproducibile. Importante fu l’esperienza delle scuole gestite dai Fratelli della Vita Comune, un’associazione di fedeli dei Paesi Bassi, I quali ci intrecciarono la cultura umanistica con un modello di organizzazione didattica basata sulla classe. L’intero corso di studio si fondava su otto classi sequenziali. Questo tipo d’insegnamento si espanse in tutt’Europa. Gli umanisti poi trasformarono questo modello in residenziale sull’esempio della casa “zoiosa” dove i maestri vivevano insieme agli allievi unendo lo sviluppo cognitivo a quello morale. Particolare attenzione era posta ai giochi che erano considerati attività educativa, al pari di tutte le altre attività, come il tempo libero.
L’invenzione della stampa
La generalizzazione della stampa a caratteri mobili e del libro “vade mecum”, cioè del libro maneggevole rese più semplice e valore la riproduzione di scritti e diede uno stimolo poderoso alla diffusione della cultura. Il libro del maestro, dove era riportata la lezione, cominciò a essere integrato alla lettura del testo.
La manifestazione degli affetti familiari
Si venne a determinare una maggiore affettività nei confronti della prole con conseguente investimento economico in istruzione. La lontananza fisica e affettiva che i genitori mantenevano nei secoli precedenti era sostanzialmente dovuta all’elevata mortalità infantile, affezionarsi alla prole voleva dire soffrirne per la perdita. Ma a mano a mano che cresceva l’affetto aumentava anche l’interesse dei genitori nel fornire ai figli gli strumenti per affrontare il mondo. L’aumento dei collegi e la loro diffusione sul territorio furono la conseguenza dell’aumento della domanda d’istruzione.

giovedì 1 novembre 2018

Il capitalismo:In economia il termine capitalismo può riferirsi genericamente a diverse accezioni di teorie e pratiche economiche, istituzionalizzate in Europa tra il XIV e il XV secolo, appartenenti alla storia del pensiero economico, che coinvolgono in particolar modo il diritto da parte di individui o gruppi di individui di comprare e vendere, in un mercato libero dal controllo statale, beni capitali e il lavoro, ovvero i fattori della produzione.
L'affermarsi dell'industria ha generato la possibilità di produrre una considerevole eccedenza di merci, creando così un sistema economico caratterizzato dalla continua espansione della produzione e da una crescente accumulazione della ricchezza, assai diverso dai sistemi produttivi tradizionali, i cui livelli di produzione erano prevalentemente statici. Il capitalismo, reso possibile dagli sviluppi tecnologici che avevano consentito la produzione industriale delle merci, a sua volta incentiva gli ulteriori sviluppi della tecnologia produttiva. L'incremento del progresso scientifico e delle sue applicazioni in chiave tecnologica genera un sistema produttivo la cui portata innovativa è infinitamente superiore a quella dei sistemi tradizionali. Un esempio particolarmente chiaro è fornito dallo sviluppo dei sistemi informatici, di giorno in giorno più maneggevoli, economici e potenti. Gli elaboratori, che negli anni '60 erano patrimonio unicamente di grossi centri di ricerca o importanti multinazionali e occupavano intere stanze, sono oggi sostituiti da normali personal computer.Come è noto, una tale rivoluzione produttiva ha avuto numerose ripercussioni su diverse dimensioni del vivere sociale. Ha incentivato il processo di urbanizzazione, con le conseguenze sociali a esso legate (ridotti spazi abitativi, famiglia mononucleare ecc.). Tutto ciò ha comportato una revisione delle istituzioni e dei rapporti sociali tra gli individui.

KARL MARX

In un contesto sociale in cui gli operai lavorano in condizioni insalubri, recepiscono salari minimi e da un giorno all’altro rischiano di essere licenziati, si colloca la figura di Karl Marx.


                                                    BIOGRAFIA:

Egli nasce a Treviri, in Renania, nel 1818, da una famiglia borghese di origine ebraica. Studia diritto e filosofia. Si laurea all’Università di Berlino con una tesi sulla differenza tra la filosofia di Epicuro e quella di Democrito.
Si occupa di giornalismo politico e dirige nel 1842 la “Gazzetta Renana”, promovendo una campagna contro la censura e a favore della libertà di stampa e della democrazia. Il suo modello di Stato è simile a quello hegeliano ma, a differenza di questo, Marx è contro lo Stato prussiano, in quanto lo accusa di fare unicamente gli interessi dei dominanti.
Il suo giornale viene soppresso dalle autorità: Marx lascia la Germania.
Si reca a Parigi, dove conosce gli esponenti dei movimenti democratici, socialisti e comunisti, tra cui Proudhon.
Diviene amico di Friedrich Engels, che lavora a Manchester come impiegato in una fabbrica, di cui il padre è comproprietario. Proprio Engels testimonierà le condizioni di lavoro degli operai in Inghilterra. Marx ed Engels scrivono il “Manifesto del Partito Comunista”, con cui incitano i proletari ad unirsi per attuare una Rivoluzione contro i capitalisti.
Marx viene espulso da Parigi e poi anche dal Belgio. Si reca dunque a Colonia, dove fonda la “Nuova Gazzetta Renana”. Dopo si reca a Londra con la propria famiglia, dove vive in miseria. E'aiutato economicamente dall’amico Engels, che eredita la comproprietà dell’azienda paterna. Lavora poi al British Museum, dove raccoglie materiale di documentazione per elaborare la sua più grande opera: il Capitale. Muore a Londra nel 1883. 
IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA 


IL CAPITALE 


KARL MARX: PENSIERO SOCIOLOGICO
Per Marx la storia è un’ininterrotta “lotta di classi” (liberi-schiavi; patrizi-plebei; oppressori-oppressi). 
Ogni classe è costituita da comuni interessi e comuni condizioni economiche. 
Nella società capitalistica, che si è formata con il passaggio dall’artigianato all’industria, si è verificata la formazione di due “campi nemici”, due grandi classi contrapposte: Borghesia e Proletariato. 
La Borghesia è considerata una classe rivoluzionaria poiché tende a rivoluzionare continuamente i mezzi di produzione e i rapporti sociali. 
Proprio tale rivoluzionamento ha dato vita al Capitalismo il quale, avendo un carattere “progressivo”, deve necessariamente concludersi con una Rivoluzione attuata dai Proletari (che sono di gran lunga più numerosi dei capitalisti).
Per Marx la Rivoluzione ha dei presupposti oggettivi (vale a dire forze produttive, mezzi e operai, e rapporti di produzione, borghesia) e dei presupposti soggettivi (cioè la presa di coscienza del Proletariato, che deve lottare contro la Borghesia). 

MARX: PENSIERO ECONOMICO:
ALIENAZIONE: La teoria economica di Marx si basa sulla critica dell’economia politica. Egli dunque mette in discussione la teoria economica classica, che sosteneva che le leggi di funzionamento della società erano immodificabili, perché ritenute necessarie. Marx invece le ritiene un prodotto storico.
Secondo il processo di alienazione elaborato da Marx, l’operaio si oggettiva nel lavoro, cioè produce merci, e contemporaneamente si aliena da esse perché non gli appartengono.  Come nell’alienazione religiosa descritta da Feuerbach, in cui ciò che è prodotto dall’uomo gli si mostra contro, anche nell’alienazione marxista l’oggetto prodotto sovrasta l’operaio.

martedì 11 settembre 2018

Antropologia

L'antropologia , nata come disciplina interna alla biologia, ha acquisito in seguito anche un importante valore umanistico. Essa studia l'essere umano sotto diversi punti di vista: sociale, culturale, morfologico, psicoevolutivo, sociologico, artistico-espressivo, filosofico-religioso e in genere dal punto di vista dei suoi vari comportamenti all'interno di una società.
L'antropologia culturale è uno dei campi dell'antropologia, lo studio olistico dell'umanità. In particolare essa è la disciplina che ha promosso e sviluppato la cultura come oggetto di studio scientifico; essa è anche il ramo dell'antropologia che studia le differenze e le somiglianze culturali tra gruppi di umani.
I concetti su cui si basa l'antropologia culturale sono in parte dovuti a una reazione contro la passata concezione occidentale basata sull'opposizione tra natura e cultura, secondo la quale alcuni esseri umani sarebbero vissuti in un ipotetico "stato naturale". Gli antropologi si oppongono a questa visione, in quanto la cultura fa in realtà parte della natura umana: ogni persona ha infatti la capacità di classificare le proprie esperienze, di codificare simbolicamente tali classificazioni e di insegnare tali astrazioni ad altri. Poiché la cultura viene appresa, le persone che vivono in luoghi differenti avranno differenti culture. Gli antropologi hanno inoltre sottolineato che attraverso la cultura le persone possono adattarsi al proprio contesto ambientale in modi non-genetici, cosicché persone che vivono in contesti ambientali diversi avranno spesso culture differenti, anzi, addirittura elementi comuni che tra le culture hanno quasi sicuramente significati diversi.
La scienza dell’antropologia nacque durante l’illuminismo alla fine del XVII-XVIII sec;secondo quest’ultimi vi era una teoria ,ovvero vi era un’unità del genere umano,unica specie costituita da individui potenzialmente dotati.
L’ANTROPOLOGO CULTURALE studia l’essere umano nelle sue caratteristiche storiche, culturali, linguistiche, sociali, economiche, geografiche ed etnologiche e applica i risultati delle sue analisi in svariati ambiti, evidenziando linee evolutive, strutture sociali, comportamenti, modalità di agire collettivo.
L’ANTROPOLOGO CULTURALE, si occupa anche di mediazione e comunicazione interculturale, di attività di divulgazione scientifica, di progetti socio-sanitari e socio culturali. Studia le reti di relazioni sociali, gli usi e i costumi delle popolazioni, gli schemi di parentela, le ideologie, i sistemi religiosi e le credenze, gli schemi di comportamento, i modi di produzione – consumo - scambio dei beni, le relazioni di potere, i sistemi simbolici e estetici; può realizzare progetti di recupero, tutela e valorizzazione del patrimonio demo-etno-antropologico, progetti di innovazione produttiva ed economica.


Le principali conseguenze dovute al contatto fra la nostra civiltà ed altre civiltà arretrate sono perlopiù dovute a malattie le quali potrebbero dimostrarsi fatali per mancanza di anticorpi;un’altra conseguenza inevitabile sarebbe quella di modificare usi e costumi nonostante un radicamento di queste consuetudini.

domenica 7 gennaio 2018


Studiare: come e perché 
Conoscere i fattori che entrano in gioco nel processo di apprendimento è un aiuto fondamentale sia per chi insegna sia per  chi impara: quest’ultimo,infatti,deve essere in grado di valutare il proprio apprendimento per poter migliorare


 Imparare a imparare:
Nella nostra società è fondamentale imparare a imparare,ossia sviluppare un metodo di apprendimento che ci garantisca di poter imparare costantemente in modo da aggiornare le nostre conoscenze.Imparare a imparare è una competenza articolata in sapere,saper fare e saper essere,che richiede abilità cognitive e abilità metacognitive.
Di conseguenza anche l’insegnante deve essere in grado di insegnare questa nuova competenza.


Gli stili cognitivi:

L’apprendimento è influenzato dallo stile cognitivo,che varia da persona a persona,ma può essere ricondotto a generali tipologie contrapposte:preferenza globale/analitica,percezione dipendente/indipendente dal campo preferenza verbale/visuale /cinestetica ,stile convergente/divergente.